INDIA/Day 07

Il fresco vento del mattino è un sollievo da godere a pieno. Lungo la strada per JODHPUR incontriamo pellegrini, a centinaia.
Se c’è un aspetto dell’India contemporanea che non manca di suscitare stupore in quanti la visitano è l’estrema forza e vivacità di una delle più antiche espressioni della fede religiosa: il pellegrinaggio. A piedi, su strade ardenti, alla volta di questo o quel tempio per ricevere il darshan, la visione di Dio.
E’ pomeriggio quando saliamo la collina del Meherangarh, l’imponente e suggestivo forte che domina la città blu. Un gioco di simmetrie e assimmetrie, palazzi a graticcio di intenso color terracotta.
Ma è la vista sottostante ad ammaliare. JODHPUR conta quasi 900 mila abitanti. E’ sporca e piuttosto maleodorante a causa delle numerose mucche e delle fognature a cielo aperto. Si narra che, a causa delle vecchie e molteplici falle sotto il suo bacino idrico, potrebbe essere inabissata da un momento all’altro.
Ma basta immergersi nelle stradine tortuose della città vecchia, con le sue case tinta indaco, per scoprire il fascino del suo mercato.
Ci precipitiamo giù, nell’animato Sardar Market, tra stradine di bazar e bancherelle. Verdure, specie, dolciumi, stoffe, argento e artigianato locale. Contrattiamo bicchieri e brocche in alluminio, bracciali in vetro, thè, cumino, curry e cardamomo.
Al tramonto l’India ci regala l’ennesimo spettacolo. Saliamo sui tetti dove il cielo si riempie di aquiloni. Si perdono a vista d’occhio, a decine. Adulti e ragazzini li fanno volare dalle loro case. Chiara ne conta 58. Molti altri rimangono impigliati tra alberi e fili elettrici.
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